senzalimiti
...cerco un centro di gravità permanente...


sabato, febbraio 28, 2009

 

A Stoccolma io e il Chimico abbiamo scoperto la fika (con la k…sennò Povia poi dice che siamo guariti). Praticamente gli svedesi fanno pausa caffè in ogni momento. Se ne stanno al bar, leggono il giornale o chiacchierano tra di loro. Ma l’economia svedese come va avanti se nessuno lavora? Mistero…E se non sono nei bar sono nei centri commerciali. Per ripararsi dal freddo, suppongo…Praticamente c’è una città nella città, quella appunto dei negozi e dei centri commerciali, spesso collegati tra loro e con la metropolitana da corridoi sotterranei, così da non dover mai uscire e beccarsi un’influenza per l’escursione termica. Anche se poi gli svedesi sono abituati fin da piccoli a convivere con temperature gelide e la neve. Abbiamo visto gruppi di marmocchi dell’asilo giocare e rotolarsi nella neve ben imbacuccati, bianchi e rossi per il freddo, come se niente fosse…

Siamo riusciti a vedere un bel po’ di cose, girando sempre a piedi perché i mezzi pubblici sono carissimi (3 euro per 4 fermate di metropolitana), nonostante la neve…che comunque ha reso tutto ancora più suggestivo. E poi Stoccolma mica è Milano, lì sono organizzati…Donna Letizia avrebbe dovuto telefonare al suo collega svedese e chiedergli consiglio…

Abbiamo incontrato lui che vive a Stoccolma ormai da più di un anno. Onestamente non lo invidio. Quando io e il Chimico siamo tornati da Parigi o da Madrid abbiamo pensato per un nanosecondo che avremmo anche potuto trasferirci lì a vivere (soprattutto in Spagna). Invece non lo abbiamo minimamente pensato rispetto alla Svezia. Sarà per il freddo, per le poche ore di luce, sarà per la lingua incomprensibile (praticamente prendi una parola qualunque e togli le vocali)…e non bastano le buonissime polpette, o il salmone cucinato in ogni modo…Che cosa potremmo fare a Stoccolma? Il Chimico dovrebbe conoscere lo svedese molto bene per lavorare. Io potrei fare il corrispondente per qualche giornale...peccato che in Svezia non succeda mai niente. Anche se nei giorni in cui siamo stati noi pagine e pagine e interi notiziari tv sono stati dedicati a questa notizia...

Comunque non escludiamo di tornarci da turisti, magari durante l’estate. Secondo Rob è tutta un’altra Svezia…

 

 

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sabato, febbraio 21, 2009

Vorrei scrivere di questa prima settimana di lavoro, che è stata decisamente intensa, ma sono un po' preso...sono appena tornato da un matrimonio, tra poco esco per un aperitivo e tra una cosa e l'altra dovrei preparare uno zaino.
Domani io e il Chimico ce ne andiamo a Stoccolma. Pappappero

Ci si becca venerdì

Bye bye
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martedì, febbraio 17, 2009

Vabbè alla fine sembra sia andata bene. All'inizio ero un po' timoroso poi ho cercato di essere il più spontaneo possibile....
Per chi fosse interessato questo è il sito. Dovete cercare la puntata di oggi del programma "Basta un poco di zucchero" e avere pazienza, molta pazienza perchè è un po' lento


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lunedì, febbraio 16, 2009

Per esser stato il primo giorno di lavoro nel posto nuovo è stato un po' stancante.
Ho iniziato a conoscere un po' i miei colleghi e a capire di cosa dovrò occuparmi insieme a un'altra ragazza. Alla fine siamo nella stessa stanza con la redazione di un programma quotidiano mattutino, leggero (molto leggero), con dei comici, anchese noi lavoriamo per un altro, uno settimanale. Ma gli spazi sono quello che sono e vanno condivisi con chi capita....Ed è stato proprio il responsabile di questo programma a chiedermi di partecipare domani mattina in diretta in studio. Mancava un ospite per commentare le good news della giornta e così l'ha proposto a me. La sventurata rispose...
Vedremo...
Ho deciso di mettermi una camicia scura perchè la tv ingrassa


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sabato, febbraio 14, 2009


Stamattina mentre ero in giro mi ha chiamato mia madre.
"Hai fatto un dolce?"
"Per San Valentino?"
"Sì"
"No, non ho tempo. Magari prendo qualcosa prima di tornare a casa, tipo dei biscottini da mangiare col caffè".
"Papà mi ha fatto trovare una brioches tagliata a forma di cuore vicino alla tazzina".
"Ma dài?! Che romantico"
"Eggià"

Buffo che mia madre mi chieda se ho fatto un dolce per il Chimico per la festa degli innamorati.
Se devo essere onesto mi fanno molto piacere questo tipo di attenzioni che ha nei nostri riguardi come coppia. Certo poi rimane sempre proibito parlarne chiaramente con tutti gli altri parenti, anche se, a parte la nonna 90enne, lo sanno più o meno tutti e tutti fanno finta di non saperlo. Ma questa è un'altra questione...
Mia mamma ce la mette tutta. Mi vuole bene e vuole vedermi tranquillo, felicemente sistemato. Non solo col lavoro ma anche sentimentalmente.
Certo ce ne ha messo di tempo...
Ricordo una delle prime volte che abbiamo parlato della mia omosessualità, più di dieci anni fa. Le dissi: "Beh poteva andarti peggio". E lei: "Peggio di così?". "Ah, grazie!". "Scusa...non intendevo...", "Sì, vabbè lasciamo stare...".




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venerdì, febbraio 13, 2009

 

E così lunedì inizio un nuovo lavoro. Direi davvero completamente nuovo per me. Dalla radio passo alla tv, dai notiziari passo alla redazione di un programma settimanale di attualità e costume (non è né Verissimo L’Era glaciale). Ovviamente, come sempre quando inizio qualcosa di nuovo, sono un po’ timoroso. Ma il gruppo di lavoro è giovane e affiatato e conosco la responsabile da un po’ di anni…Certo si tratta di una collaborazione a progetto che segue la stagione televisiva e quindi finisce a giugno, però intanto lavoro. Che dopo due mesi e mezzo a casa mi stavo un po’ deprimendo.

 

L’altro giorno sono stato in Cattolica per un certificato e sono passato a salutare Guelfo Nero. La Cap (ex Mup) è in fase di trasloco. Dalle catacombe della mitica auletta si spostano in un ammezzato vicino agli studenti fascisti, a quelli di Forza Italia e a tale Capra Magra che non ho ben capito lo schieramento…

L’auletta era quasi completamente spoglia. Mi ha fatto un po’ impressione. “Si chiude un’epoca” mi ha detto Guelfo Nero un po’ sconsolato. È vero…e se penso che pure io ho trovato “rifugio” e “accoglienza” dai leghisti mi vengono i brividi.

 

Lunedì sera, mentre tutta l’Italia piangeva la morte di Eluana a casa dei miei genitori c’è stato un doppio lutto. Nel giro di un’ora sono morti entrambi i pappagallini inseparabili, prima lui e poi lei. Sembra per qualche problema intestinale ma non ne siamo certi. Il Chimico ha dato la ferale notizia a Tommaso, il mio diamantino mandarino, l’ultimo rimasto. “Sono morti i cuginetti”, gli ha detto. Non mi sembra che ci sia rimasto troppo male. O comunque non lo dà a vedere. È il vecchio saggio, ormai ha quasi sette anni, e ha già visto morire diverse mogli, figli, amici…

 

 

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martedì, febbraio 10, 2009


da Corriere.it

Beppino: ora è libera
Ho fatto tutto da solo

Il viaggio verso Udine. In Friuli avrà la scorta


La tua bambina, gli ha detto il dottor De Monte
. E non c'è stato bisogno di dire molto altro, perché non l'aveva mai chiamata così. Beppino Englaro ha capito cosa c'era dietro quel gesto di sensibilità, ha pensato a Saturna che sta sempre più male, a come dirglielo. E ha pianto, cos'altro poteva fare un padre che ha appena perso la sua unica figlia, che si prepara a rimanere solo per il tempo che gli rimarrà? «Ci ha lasciato, adesso voglio stare da solo» ha detto, e a noi che lo chiamavamo in continuazione riusciva di percepire non più di qualche frase in mezzo alle lacrime. Piange Beppino Englaro, che si è impedito di farlo per diciassette anni, che nelle foto di quel 1992, le ultime con sua figlia viva, appare quasi in carne, con i lineamenti rotondi. La durezza fredda che si è imposto per andare avanti si era trasmessa anche alla sua faccia, diventata quasi una maschera metallica, le occhiaie di chi non dorme e abita perennemente un incubo, il profilo sempre più aguzzo. Sua figlia cambiava, il suo corpo si rattrappiva, anche Beppino lo faceva, dentro e fuori. «Sarebbe l'arma atomica, lo so. Vedendo le foto di Eluana com'è oggi, tante persone starebbero finalmente in silenzio. Ma non lo farò mai».

Ancora ieri mattina ci ha parlato così, riferendosi all'unico tabù che conservava per se stesso. «Vede, ormai, al punto in cui sono arrivato posso avere contro anche il mondo intero, e non me ne importa nulla. C'è solo una cosa che mi renderebbe debole e bucherebbe la corazza che mi sono costruito. Io non posso avere contro Eluana Englaro». C'era, c'è stata in tutti questi anni, un'altra promessa nascosta, l'ultimo segreto tra un padre e una figlia, qualcosa da custodire in silenzio. «Quando tornò dall'ultima visita al suo amico in coma, mi disse che non avrebbe mai voluto rimanere in quello stato. E mi fece promettere che se fosse successo mai avrei dovuto mostrarla in quelle condizioni». La promessa a una figlia vale più di ogni cosa, di ogni ingiuria, insulto, di qualunque «Beppino boia» sentito gridare in diretta al telegiornale, cinque minuti dopo che De Monte ti ha detto che Eluana non c'è più. Sarebbe bastato davvero poco. Raccontare le palpebre perennemente a mezz'asta sugli occhi, le pupille vuote, il naso che sembrava sproporzionato su una faccia che si era rinsecchita come il resto del corpo.

Pesava meno di 40 chili, Eluana. Le braccia e le gambe erano rattrappite, poteva giacere solo di lato perché a pancia in su rischiava di soffocare per i liquidi che salivano da uno stomaco atrofizzato e incapace di trattenerli. Era appoggiata sul lato destro del corpo e questo le causava spesso piaghe da decubito sulla guancia, le lacerazioni di una pelle che si fa di carta velina, quelle che ai vecchi vengono sul sedere o sulla schiena, lei ce le aveva anche in faccia. Gli ispettori del ministro Sacconi, nella hall dell'albergo, prima di tornare a Roma, non riuscivano a togliersi dalla testa l'immagine del corpo di Eluana. Sarebbe bastato poco, davvero. Ma non è un boia, Beppino Englaro. È un uomo che ha smesso di vivere insieme alla figlia, tanto tempo fa, che ha scelto di morire ogni giorno, insieme a lei. Chiunque ci abbia passato cinque minuti insieme sa quali abissi di dolore nascondevano quelle occhiaie, sempre più marcate in un profilo ogni giorno più affilato. Sa com'era difficile sostenere lo sguardo di quest'uomo che non voleva si scrivesse delle sue debolezze, dei suoi momenti di sconforto.

Un padre annientato che si è fatto carico della volontà della figlia, scegliendo la strada più dura da seguire in un posto come l'Italia, combattere a mani nude, senza mai chiedere a un dottore di adottare un sotterfugio di morte, come avviene nelle corsie di tutta Italia. «Adesso — riesce a dire al telefono — so che qualcuno si scatenerà contro i dottori che hanno seguito Eluana. Voglio che si sappia che sono io l'unico responsabile, sono io che ho portato questa storia fin qui. Agli amici, e ne ho trovati tanti in questi anni, chiedo di non preoccuparsi per me. Non voglio essere cercato, ho bisogno di stare solo. Avrei liberato il corpo di Eluana, che ormai era diventato ostaggio di mani altrui». È a Lecco, Beppino Englaro, dove oggi avrebbe dovuto partecipare a un processo in cui gli volevano togliere la patria potestà. Cerca di ricomporsi, al telefono con il colonnello che lo chiama per le condoglianze e poi gli annuncia che appena entrato in Friuli gli verrà assegnata una scorta, «perché sa, la situazione è particolare».

Beppino lo ha ascoltato dicendo dei «sì» cortesi, con voce bassa. «Non so ancora a che ora parto, devo prima vedere com'è la situazione di mia moglie» ha detto. Senza farlo pesare, che c'è un'altra tragedia nella sua vita, che oggi lui muore con Eluana ma il suo calvario non finisce. Si sente il rumore di un treno che passa, la casa degli Englaro affaccia su una ferrovia. «Si figuri colonnello, non darò nell'occhio, glielo prometto. Sono un po' disorientato, ho bisogno di sedermi». La scorta, come un delinquente che ha fatto qualcosa di malvagio. L'ultima umiliazione, per un uomo che giorno dopo giorno ha scontato l'inferno peggiore, vedere una figlia che sorride solo da foto remote. Ci sarà il funerale, non finiranno le vane parole. «Devo restare solo, ho bisogno di respirare». Chi lo conosce sa che questa non è una liberazione, non per lui. «Avevo fatto una promessa» dice. L'ha mantenuta, anche se in questi anni la sua ragione di vita è rimasta appesa a sua figlia. «Mi sento spaesato. Devo rimanere solo, ho tante cose a cui pensare» è il suo congedo. Sono in tanti quelli che pensano che in fondo non voleva che sua figlia se ne andasse. «Certo che soffrirò, ma cosa c'entra?». Era tutto per lei, non per me, ripete, e la voce si fa tenue. «Ho sopportato molto, in questi anni». Ma doveva andare avanti, dice, dovevo mantenere la promessa. E infine liberarla, la sua bambina.

Marco Imarisio


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domenica, febbraio 08, 2009

 

Di questi ultimi giorni

 

Venerdì sera ho rivisto un bel po’ di ex colleghi. Una di loro ha compiuto gli anni così la sua festa è stata l’occasione di una “rimpatriata”. Ultime news dalla redazione, qualche gossip, chiacchiere leggere insomma. Io ho detto che sto aspettando di concretizzare un’offerta di collaborazione ma per il momento non ho ancora visto nessun contratto.

 

Oltretutto più si va avanti e più si avvicina la data dell’eventuale partenza per Stoccolma. Mesi fa io e il Chimico abbiamo prenotato il viaggio e un soggiorno di cinque giorni per l’ultima settimana di febbraio. Peccato che se dovessi iniziare a lavorare settimana prossima o addirittura quella dopo mica potrò dire: “Beh allora io per qualche giorno me ne vado via”. Non starebbe bene…


Mia madre mi ha chiesto: "Ti manca il tuo lavoro?". "Sì", ho risposto. Mi manca. Mi manca la vita di redazione, il rapporto coi colleghi, la marea di notizie di agenzia sul pc, i tanti giornali e le riviste.


Ieri mattina io e mio papà siamo andati a ritirare la macchina nuova. La sua, visto che io rimango fedele alla mia vecchia Panda. Dopo quindici anni di onorato servizio la cara Escort è stata abbandonata al concessionario. Oggi pomeriggio l’ho guidata un’oretta. Fantastica. C’è qualche pulsante che non ben capito a cosa serva, ma c’è tempo…E quando ho ripreso la mia pandina mi è sembrato di guidare un trattore. Con tutto l’affetto che ho per la mia macchinetta…

Anzi, papà mi ha già chiesto di prestargliela per qualche giorno per lavoro. Mettere la scala, i bidoni di vernice, e i vari sacchi neri nel bagagliaio della Musa nuova di pacca non è il caso…mia madre potrebbe strozzarlo!

 

Sto sistemando un po’ di documenti vari da presentare all’Ordine per chiedere il praticantato d’ufficio. Tra le altre cose ho recuperato vecchi notiziari andati in onda nei due anni e mezzo. Ho riascoltato i primissimi. Mah…abbastanza impacciato e con una voce un po’ stridula. Mi ha fatto una certa impressione. Comunque posso dire, onestamente, di essere migliorato nel tempo. Decisamente.

 

 

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mercoledì, febbraio 04, 2009

 

Sull’ultimo numero di Vanity Fair c’è un’intervista ad Al Bano. Pillole di saggezza maschia e contadina disseminate qua e là…

 

Al Festival Povia presenterà un brano – Luca era gay – che ha già scatenato polemiche per il tema dell’omosessualità vissuta come qualcosa da cui guarire: se uno dei suoi figli fosse stato gay, lei come si sarebbe comportato?

“Come padre, mi avrebbe sicuramente dato fastidio avere un figlio, o una figlia, che non appartiene al suo sesso. Però bisogna fare i conti con la natura, e la natura, a volte, gioca strani scherzi. Quindi, se uno – o una – si interroga a fondo, e ha voglia di guarire da questa “imperfezione”, fa bene. Se non ha voglia, o non può, perché la natura lo ha costruito così, che cosa puoi dire? Ma, grazie a Dio, non ho avuto questi problemi. E mi dispiace tanto per chi li ha”.

Siamo in Spagna, il Paese dove i gay possono sposarsi: che ne pensa?

“Il mondo è cambiato. A noi “normali” certe cose possono sembrare strane, ma a quelli che le vivono, ovviamente no. Sono cattolico praticante e agli omosessuali dico questo: non sono per i ghetti, ma non fate tutto questo cancan, vivete le vostre cose in privato. Non mi vanno giù i gay pride, quelli che sfilano mascherati…A uno vaccinato come me possono far ridere, purtroppo, ma se li vedesse mia figlia piccola mi darebbe fastidio. Mi sembra l’esposizione di Sodoma e Gomorra”.

 

Ah...comunque sembra che la canzone di Povia faccia davvero schifo. Repubblica ha messo sul sito le pagelle del suo critico musicale che ha ascoltato le canzoni in anteprima



 

postato da senzalimiti | 17:55 | commenti (2)

lunedì, febbraio 02, 2009

Cerco di rimanere fedele alla "Prova del cuoco" anche se orfano di Antonella Clerici.
Mi spiace per la tipa che l'ha sostituita, che ce la mette tutta, ma non c'è proprio niente da fare...
Così, nello zapping culinario, ho ritrovato un'altra mia vecchia passione: il Guerrino. Un mito. E io lo a-d-o-r-o
In Lombardia lo si può vedere su Telenova (e le sue ricette sono la cosa migliore che l'emittente manda in onda, absit iniuria verbis...). Cerco di non perdermi le sue ricette anche se alcune volte prepara piatti un po' strani. Stasera, per esempio, si è cimentato con delle tagliatelle con porri, pancetta affumicata e cozze...

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